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Marisa Laurito commossa: “Il mio addio al Trianon, che privilegio lavorarci”

Marisa Laurito commossa: “Il mio addio al Trianon, che privilegio lavorarci”

L’attrice lascia la direzione del teatro dopo sei anni: “Ma non pensate che vada via”. I saluti in platea e del sindaco: “Ha coniugato tradizione e nuovi talenti”

laRepubblica – Napoli
di Giulio Baffi

13 marzo 2026

Marisa Laurito si commuove mentre saluta i suoi amici del Trianon-Viviani, quelli che l’hanno accompagnata alla conquista, per afferrare con forza la vita del vecchio teatro malandato, che ora lascia vivo e amato. Lo affida alla città, raccomandandole di custodirlo con amore, come ha fatto lei. Lo dona a chi fa musica, canzone, danza, poesia del suono e della parola, sinfonia, teatro da rappresentare per passione. La chioma come sempre azzurra, elegante in abito colore rosa-aragosta, microfono in una mano e fogli stretti nell’altra.

Ha parlato per 28 minuti e 59 secondi. Traguardo da olimpiade della memoria che condensa sei anni di lavoro appassionato. «Quel che posso dirvi – afferma Laurito – è che in questi anni ho pensato a questo teatro dal mattino alla sera, ogni giorno. E sempre è stato per me un privilegio lavorarvi». Applausi e il suo compagno, gentiluomo innamorato che ne ammira l’energia e la passione, sale sul palco, le offre un gran mazzo di rose rosse e le dà un bacio. Vince il teatro, non la rappresentazione, ché questa volta l’emozione è vera e non sta scritta su un copione.

Marisa Laurito lascia il Trianon-Viviani, «ma non pensate che me ne vado via, a Napoli ritorno sempre, e con gran gioia». La saluta nel bell’incontro di ieri mattina il sindaco Gaetano Manfredi che le scrive parole di apprezzamento a nome di questa sua città tanto amata, perché «sotto la guida di Marisa Laurito il teatro Trianon-Viviani si è consolidato come uno dei principali punti di riferimento per la canzone napoletana e per la cultura della città» e perché «la sua direzione artistica ha saputo coniugare la tradizione partenopea con l’attenzione verso nuovi talenti, favorendo un dialogo tra le esperienze musicali locali e quelle provenienti da altri contesti.

In questi anni il Trianon ha ospitato numerosi momenti di spettacolo e di approfondimento culturale, raggiungendo un pubblico ampio anche grazie alle trasmissioni televisive realizzate nel teatro». Un saluto e un omaggio, ringraziandola per il lavoro svolto, con parole che a volte sono di rito e questa volta invece sono vere.

E lei, la Marisa che non si arrende e lotta, condensa in poco tempo incontri e nomi, spettacoli e battaglie, partendo dalla prima, la “Marcia della pace”, organizzata con l’amico Davide Iodice,compagno fedele in questa sua avventura di spettacolo e di giorni di impegno politico, «perché il teatro è politica e la vita è politica, e mi dispiace di non aver potuto fare niente nella battaglia per il No al referendum che tra qualche giorno avrà termine, ma andiamo tutti a votare» dice. E prende a elencare amici presenti da ringraziare: «Non tutti, però, perché sarebbe impossibile e non ce ne andiamo più». Si ride e ci si saluta come ad una festa di famiglia.


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Così, è spesso il teatro. Si ringrazia chi ha compreso i suoi sforzi, come Rosanna Romano, dirigente per le politiche culturali alla Regione, l’ex presidente Vincenzo De Luca, il nuovo assessore Ninni Cutaia, che hanno destinato contributi e continueranno anche dopo di lei, «perché senza denari non si cantano messe» aggiunge sorridendo. Saluta gli amici più vicini: Pasquale ScialòBruno Garofalo, Antonio Sinagra, Gennaro Vallifuoco, Nello Mascia, Lino Vairetti, Fiorenza Calogero. L’elenco è interminabile e su uno schermo alle sue spalle i nomi scivolano, per ricordare i venti spettacoli prodotti nei sei anni di lavoro, «insieme a Gianni Pinto, presidente, insieme agli amici del Consiglio di Amministrazione» prosegue, portando avanti titoli e nomi di musicisti giunti al Trianon-Viviani con la loro arte. Enzo Avitabile, Canio Lo Guercio, Vinicio Capossela, Moni Ovadia, Gegé Telesforo, Enzo Gragnaniello, Peppe Servillo, Ute Lemper, Noa, Valentina Stella e, amico tra gli amici, Renzo Arbore.

I volti scorrono veloci con le locandine degli spettacoli, delle rassegne, delle “serate d’onore” portati in scena. Ma l’orgoglio è nei «più giovani, in cui abbiamo creduto, aprendo loro le porte e incoraggiandoli».

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