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«Tornare a Brescia mi fa sentire a casa e a teatro ritrovo la mia dimensione: solo qui incontri davvero il pubblico»

«Tornare a Brescia mi fa sentire a casa e a teatro ritrovo la mia dimensione: solo qui incontri davvero il pubblico»

Bresciaoggi
di GIANPAOLO LAFFRANCHI

15 marzo 2026

Il coraggio di cambiare, con il sorriso sempre. Ma non è per sempre sì per Marisa Laurito, che saluta il Trianon Viviani dicendo no: dopo due mandati non sarà più alla direzione artistica del teatro napoletano. «È stato un grande impegno, artistico e civile, ho dato moltissimo ed è corretto che sia così. Me ne vado lasciando un teatro in ottima salute. E che ha dedicato spazio a giovani che spero non vengano abbandonati – sottolinea commuovendosi -.

Sono la parte migliore e la più importante, ragazzi che hanno seguito la tradizione della musica rinnovandola e andando a pescare nella nuova anima napoletana». Marisa torna qui, in tutti i sensi: avrà più tempo da trascorrere a Brescia, «città meravigliosa e a misura d’uomo che mi ha adottato e voglio ancora ringraziare», e sarà protagonista a teatro per il nuovo appuntamento con la prosa per la stagione 2025/2026 del Centro Lucia di Botticino: giovedì alle 21 andrà in scena «Persone naturali e strafottenti», l’opera più controversa – ma fra quelle di maggiore successo – di Giuseppe Patroni Griffi.

Una tragicommedia cruda e poetica, esilarante e spietata, fatta di situazioni grottesche, cinismo e ironia tagliente, con accenti surreali che richiamano l’equilibrio tra la tradizione di Eduardo e quella di Ruccello. Laurito è Donna Violante e divide la scena con il regista Giancarlo Nicoletti (il travestito Mariacallàs), Guglielmo Poggi (che interpreta Fred) e Livio Beshir (che è Byron). In un appartamento di Napoli, nella notte di Capodanno, quattro solitudini si incontrano tra scontri, desideri repressi e tensioni mentre fuori la città festeggia il nuovo anno.

Un successo che si ripete.

Ogni volta pensiamo di fermarci e ogni volta riprendiamo con gioia: siamo al settimo anno ormai.

Quando fu portato a teatro la prima volta nell’allestimento originale arrivò la polizia e fu scandalo: qual è la forza di questo spettacolo, ancora tanto attuale?

Queste solitudini rappresentano personaggi modernissimi. Il testo è straordinariamente riuscito. Il mio ruolo in passato è stato svolto da Pupella Maggio, che mi onoro di aver conosciuto: era eccezionale, fortunatamente non l’ho mai vista in azione in questa veste. Ho dato una mia chiave interpretativa. Dando il massimo, come ho fatto nei miei anni alla guida del teatro della canzone napoletana.

Sei anni: se riavvolge il nastro?

Ho lavorato giorno e notte. Abbiamo un fatto un lavoro importante: adesso quel teatro è conosciuto anche a livello internazionale. Una gioia pensare che tutto questo resterà, ma dopo 6 anni dovevo cambiare. Sarà che noi della banda Arbore tendiamo a voltare pagina quando pensiamo che sia arrivato il tempo di farlo: ogni cosa ha un inizio e una fine, bisogna scegliere il momento giusto per non avere rimpianti.


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Ha citato la banda Arbore: avete fatto la storia della televisione. È contenta del suo percorso, di quanto ha saputo fare fino ad ora diversificando sempre?

Definirei la mia carriera variegata. E non mi sono mai annoiata. Da piccola la cosa che mi dava più fastidio era proprio rischiare di annoiarmi, essendo una bambina dovevo stare appresso ai miei genitori ma già allora sapevo cosa volevo: essenzialmente, essere libera. Nella mia vita, nelle mie scelte.

La libertà è una continua conquista.

Vero. Difatti, accanto al letto tengo un libro e sulla copertina c’è il primo piano di Eduardo De Filippo: quando entro in camera da letto e ho fatto bene il mio lavoro lo guardo dritto negli occhi, quando invece penso che avrei potuto fare di più e magari per stanchezza non ne sono stata capace evito di guardarlo. Con lui è stato come fare il servizio militare, era uno stakanovista e io non voglio essere da meno: lavorare per me significa questo, impegnarsi sempre al massimo. Più facile, certo, se fai cose che ti piacciono, in cui ti riconosci.


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Teatro, televisione, cinema: adesso che cosa ha più voglia di fare?

Il teatro rimane un elemento fisso nella mia vita perché, anche se è molto stancante, è il mezzo più potente perché ti consente d’incontrare veramente il pubblico, e in questo abbraccio non si finisce mai di imparare. Poi andrò a Roma a votare, ad aprile e maggio girerò una trasmissione per La7 e infine andrò in vacanza. Fra una cosa e l’altra starò a Brescia.

L’amore per Piero Pedrini l’ha portata qui.

E qui ho messo radici. Mi sento a casa, ben voluta. Brescia è una dimensione felice, un’abitudine che ritrovo sempre con piacere.

Ha visto il Festival di Sanremo? Cosa pensa della vittoria di Sal Da Vinci?

Sal è un cantante bravissimo, è figlio d’arte, non ha iniziato ieri e ha portato una canzone ben costruita. Ma che fosse di Napoli non c’entra nulla: se avesse vinto un cantante di Ravenna non si sarebbero fatti certi discorsi. Ora a Sanremo si cambierà conduzione perché secondo me Carlo Conti era stanco, non ce la faceva più; Stefano De Martino ha il dono dell’empatia e sarà sostenuto da un gruppo di persone esperte che lo aiuteranno nell’impresa di portare avanti il Festival.

Qual è il segreto per durare nel tempo?

Eduardo De Filippo, Renzo Arbore ma anche Gigi Proietti, Luciano De Crescenzo, Renato Guttuso: tutti i grandi che ho conosciuto avevano, per cominciare, l’umiltà della disciplina. L’insegnamento che ne ho tratto è questo: bisogna applicarsi, approfondire. E mettersi in gioco, perché davvero gli esami non finiscono mai.